L’editoriale

Care lavoratrici e cari lavoratori,

il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici è da sempre un momento centrale per l’intero mondo del lavoro. Non solo per gli 1,4 milioni di lavoratori coinvolti, ma perché rappresenta un laboratorio di innovazione contrattuale, partecipazione e diritti collettivi.

In un contesto economico segnato dall’inflazione, dalla transizione digitale e dalle incertezze geopolitiche, il contratto deve tornare ad essere una garanzia di stabilità e giustizia sociale, non una mediazione al ribasso.

Il salario è il nodo centrale, e accanto ad esso ci sono temi fondamentali come la formazione, la sicurezza e la qualità del lavoro. Rilanciare il valore del contratto collettivo significa rilanciare la cultura industriale del Paese. Ed è proprio da qui che passa il futuro della dignità del lavoro in Italia.

Nelle ultime due settimane abbiamo svolto quattro incontri con Federmeccanica e Assistal che sono entrati finalmente più nel vivo nel merito della discussione. Abbiamo in programmi ulteriori incontri tecnici, prima di una no-stop che ci auguriamo possa portarci entro novembre al tanto atteso rinnovo del contratto nazionale.

Una cosa è certa: il nostro obiettivo è non rinunciare a temi cruciali della nostra piattaforma come l’incremento sui minimi salariali e la sperimentazione della riduzione dell’orario di lavoro.

Sul fronte vertenziale, come sapete l’ex Ilva è ormai molto più di una questione industriale: è una questione di civiltà. Da anni rappresenta la linea di confine tra un Paese che vuole scommettere sul lavoro e sull’industria sostenibile e un Paese che rischia di rassegnarsi al declino, alle promesse mancate e all’assenza di una visione.

Dietro ai numeri e ai comunicati, ci sono migliaia di persone che vivono nell’incertezza, famiglie che non sanno cosa riservi il domani, territori che chiedono di non essere dimenticati. E c’è un sindacato che non arretra, che non si rassegna e che continua a chiedere verità e responsabilità.

Perché parlare di ex Ilva significa parlare del futuro dell’Italia: della sua capacità di produrre, innovare, rispettare l’ambiente e garantire un lavoro dignitoso.
Questa vertenza non appartiene solo ai metalmeccanici. Appartiene a tutti noi, a chi crede che il progresso non possa mai prescindere dalle persone.

Il 28 ottobre ci siamo di nuovo auto-convocati a Palazzo Chigi dopo un rinvio arrivato alla vigilia dello sciopero che avevamo organizzato il 16 ottobre e che ha avuto comunque successo.
Centinaia di lavoratori dell’ex Ilva di tutti gli stabilimenti hanno fatto sentire forte e chiara la propria voce per chiedere al Governo interventi urgenti e concreti per risolvere una situazione vicina a un punto di non ritorno.

Dopo mesi di parole da parte di tanti, spesso mistificatorie della realtà, annunci smentiti dopo poche ore e nessuna misura concreta, ci aspettiamo da tutte le istituzioni, locali e nazionali, l’assunzione di responsabilità perché non siamo mai stati così vicini alla chiusura dell’ex Ilva.

Negli stabilimenti i lavoratori vivono una condizione di estrema precarietà e incertezza e questo è intollerabile. Dopo il fallimento della gara per la vendita, la presentazione di offerte irricevibili che rappresenterebbero un disastro occupazionale, la maggior parte degli impianti fermi, produzione al minimo e 4.500 persone in cassa integrazione, è il momento che il Governo dica cosa vuole fare per il futuro di 20mila lavoratori e intere comunità.

Noi non possiamo accettare che si continui a restare in silenzio mentre le fabbriche si stanno spegnendo giorno dopo giorno. Ora il Governo deve uscire allo scoperto, presentare un piano industriale credibile e fattibile con un progetto concreto di decarbonizzazione per avviare da subito la transizione alla produzione con forni elettrici e DRI.

Tutto questo deve avere al centro il ruolo dello Stato che deve prendere in mano la gestione dell’azienda. Non ci sono altre strade. È il momento delle scelte, è il momento della responsabilità e delle decisioni chiare e definitive per garantire un solido futuro ambientale, occupazionale e industriale. L’11 novembre a Palazzo Chigi ci aspettiamo la massima chiarezza.

Buona lettura…

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