di Renato Tocco
Gli incontri al Ministero delle Imprese e del Made in Italy hanno lasciato l’amaro in bocca ai metalmeccanici della Uilm di Portovesme. Le aspettative, nate dopo gli annunci del dicembre 2024, in cui il Governo aveva definito “strategiche” le produzioni di alluminio, zinco e piombo nel territorio sardo, sono state completamente disattese.
SIDERALLOYS: TUTTO FERMO
Sulla vertenza SiderAlloys, dopo le dichiarazioni del Ministro dello scorso 17 ottobre, che promettevano l’ingresso di un nuovo soggetto imprenditoriale in grado di rilanciare la produzione di alluminio primario, tutto è fermo. È trascorso oltre un mese e nulla si muove, mentre riaffiora lo spettro del passato: la ricerca, ancora una volta, di potenziali nuovi investitori a cui chiedere di subentrare all’attuale proprietà.
Per la Uilm questa sarebbe “l’ennesima perdita di tempo fallimentare”, destinata a compromettere definitivamente ogni possibilità di rilancio. Il sindacato chiede con forza che Invitalia interrompa ogni rapporto con l’attuale proprietà, che non ha mai rispettato il piano industriale del 2018 e ha lasciato in eredità uno stabilimento ormai fermo e depotenziato.
GLENCORE, DALLE PRODUZIONI STRATEGICHE ALL’ABBANDONO
Se su Eurallumina l’approvazione del DPCM rappresenta un piccolo passo avanti – sebbene non ancora sufficiente a garantire il rilancio – il caso Glencore segna un brusco cambio di rotta.
Il 2 ottobre, infatti, le dichiarazioni del Ministro hanno spiazzato tutti: dalle promesse di tutela delle produzioni strategiche si è passati all’annuncio che “non si farà più piombo e zinco”.
Una doccia fredda per i lavoratori, passati dai 1.500 di quattro anni fa ai poco più di 300 di oggi, tra cassa integrazione e incertezza sul futuro.
Per la Uilm, la gestione Glencore rappresenta un abuso produttivo che ha indebolito il tessuto economico del Sulcis-Iglesiente, dimostrando come le multinazionali sfruttino i territori senza alcun vincolo di responsabilità sociale.
ENEL E IL FINE VITA DELLA CENTRALE
La situazione della centrale Enel di Portovesme è altrettanto critica. L’ottenimento del DPCM, pur aprendo la strada al rilancio di Eurallumina, ha di fatto certificato la chiusura della centrale, dove si lavora oggi in condizioni di precarietà mai viste prima.
Un contesto in cui oltre 300 lavoratori e lavoratrici restano in mobilità, senza prospettive di rientro e con un territorio sempre più impoverito.
IL SILENZIO DELLA POLITICA E IL RISCHIO DELLO SPOPOLAMENTO
La Uilm denuncia una crisi industriale e politica senza precedenti. Il Sulcis-Iglesiente, un tempo polo produttivo strategico per il Paese, oggi partecipa – seppur in misura ridotta – ai 32 mesi consecutivi di perdita industriale registrati in Italia.
Nonostante non vi siano state crisi di mercato delle materie prime, il Paese ha rinunciato a produzioni fondamentali come alluminio, piombo e zinco.
Una scelta che, secondo il sindacato, evidenzia la totale incapacità della politica di contrastare le logiche delle multinazionali e di difendere l’occupazione e le competenze dei lavoratori.
La transizione verso nuovi settori – come black mass, litio o materie critiche – resta per ora un’ipotesi vaga e lontana nel tempo. Le prospettive di riconversione presentate per Portovesme srl, infatti, sono “due paginette” senza contenuti concreti e con orizzonte temporale al 2030.
UILM: SERVONO RISPOSTE, NON RINVII
Di fronte a questo scenario, l’attivo dei quadri e dei delegati metalmeccanici ha espresso un giudizio totalmente negativo sull’andamento delle vertenze e ha proposto la convocazione di una grande assemblea territoriale per decidere azioni di mobilitazione più incisive.
La Uilm chiede con urgenza un incontro a tutti i livelli istituzionali e pretende risposte chiare: quale futuro si intende dare al territorio e all’occupazione?
“Non accetteremo più le non-scelte – è il messaggio che arriva dall’attivo – perché l’indecisione significa perdere le produzioni esistenti e contribuire allo spopolamento del territorio. Noi non siamo disponibili ad accettarlo”.
