Dopo lo sciopero riuscito del 17 ottobre e il rinvio dell’incontro con il Governo, Fim, Fiom e Uilm non si sono fermate: il 28 ottobre un presidio di lavoratori è arrivato a Palazzo Chigi per chiedere risposte concrete sul futuro degli stabilimenti.
La vertenza ex Ilva continua ad essere il simbolo di una battaglia più ampia: quella per la difesa del lavoro, della dignità e di una transizione industriale giusta.
Le lavoratrici e i lavoratori degli stabilimenti italiani hanno partecipato con forza allo sciopero del 17 ottobre, nonostante la pesante cassa integrazione e i turni comandati. Un segnale potente, che ha attraversato i territori e unito migliaia di persone in nome del diritto al lavoro e alla sicurezza.
NON CI FERMEREMO
“Quello che stiamo vivendo non è più accettabile. Ancora una volta ci sfidano, ma non ci fermeremo”, ha dichiarato il Segretario generale Uilm, Rocco Palombella, durante il presidio sotto Palazzo Chigi. “Pensano che ci stancheremo, ma non è così. Noi non ci arrenderemo. Le nostre ragioni sono le stesse di tante comunità: quelle che lottano per il lavoro, per il rispetto dell’ambiente, per una transizione giusta”. Parole che racchiudono la determinazione del fronte sindacale.
Nonostante rinvii, disdette e incertezze — come quella della convocazione comunicata il 15 ottobre e poi annullata due giorni dopo — Fim, Fiom e Uilm hanno deciso di recarsi comunque a Palazzo Chigi il 28 ottobre, per chiedere risposte vere.
Una scelta simbolica e necessaria, in un momento in cui il destino degli impianti e di migliaia di lavoratori è appeso a un filo.
“La gestione dell’amministrazione straordinaria, con oltre 4mila lavoratori in cassa integrazione senza un accordo sindacale, è un atto grave”, ha ribadito Palombella. “È la prova della confusione e dell’assenza di un piano industriale serio”.
CAMBIO DI PASSO
Il sindacato chiede un cambio di passo immediato. Servono risorse per la manutenzione e la ripartenza degli impianti, garanzie occupazionali e di sicurezza, soluzioni per i lavoratori dell’amministrazione straordinaria e, soprattutto, un intervento pubblico capace di rilanciare la produzione in chiave sostenibile, attraverso la decarbonizzazione e l’elettrificazione degli impianti.
“Non possiamo permettere divisioni nei territori. Se non si agisce, rischiamo la chiusura totale. La responsabilità è del Governo”, ha sottolineato Palombella. “Se vogliono la nostra unità, devono fare la loro parte”.
Dopo l’incontro del 28 ottobre, il prossimo appuntamento è già fissato per l’11 novembre, sempre a Palazzo Chigi. La Uilm porterà ancora una volta la voce dei lavoratori, con la stessa convinzione che guida da mesi questa vertenza: il lavoro e la dignità non si negoziano.

APPROFONDIMENTO
Le richieste del fronte sindacale
- Continuità produttiva e aziendale: servono risorse immediate per la manutenzione e la ripartenza degli impianti.
- Garanzie occupazionali e di sicurezza: tutela per tutti i lavoratori diretti e degli appalti.
- Soluzioni per i lavoratori di Ilva in amministrazione straordinaria: percorsi di ricollocazione, formazione o accompagnamento alla pensione.
- Intervento pubblico: investimenti mirati per rilanciare la produzione e avviare la decarbonizzazione.
- Piano industriale chiaro: con tempi certi, obiettivi di sostenibilità e impegni concreti del Governo.
