Care lavoratrici e cari lavoratori,
dopo quattordici mesi dalla scadenza del contratto e quaranta ore di sciopero, ci troviamo in un momento cruciale per il rinnovo del contratto nazionale. Abbiamo ripreso il confronto con Federmeccanica e Assistal, con due appuntamenti il 15 e il 17 ottobre, dedicati rispettivamente al tema del salario e della parte normativa.
È il momento di accelerare la trattativa ed entrare nel merito, partendo dalla nostra piattaforma, per arrivare nel più breve tempo possibile al rinnovo del contratto. Ritengo positiva la volontà di Federmeccanica e Assistal di trattare, ma adesso bisogna passare dalle parole ai fatti.
Il nodo principale della trattativa resta quello salariale.
Il salario è un elemento centrale della nostra piattaforma e bisogna trovare un accordo che vada oltre l’Ipca, per ridare il giusto potere d’acquisto ai lavoratori e nuovo slancio alle imprese.
È urgente dare risposte concrete in un contesto segnato da crisi internazionali, guerre, dazi e da un’inflazione record che ha eroso i salari.
Un altro tema fondamentale riguarda l’orario di lavoro, la sicurezza, la formazione e il welfare. Sono punti centrali della nostra piattaforma sindacale, che dovranno essere affrontati in una discussione no stop e senza pregiudiziali.
Abbiamo tutti la responsabilità di dare risposte a un milione e seicentomila lavoratori e a un settore strategico per l’Italia. Tocca a noi accelerare la trattativa e trovare le soluzioni migliori per rispondere alle esigenze dei lavoratori e delle imprese. Ora è il momento del coraggio e di mandare un messaggio di fiducia a tutti i lavoratori e al Paese.
Dopo la sottoscrizione dell’accordo relativo al biennio economico 2025-2026, riprende il confronto anche per il rinnovo del contratto collettivo nazionale Unionmeccanica-Confapi. Sono previste due date a partire da lunedì 27 ottobre 2025 a Milano (in sede tecnica) e successivamente lunedì 10 novembre 2025 a Roma presso la sede Confapi nazionale.
Per quanto riguarda le vertenze aperte, ieri i lavoratori dell’ex Ilva hanno scioperato in tutti gli stabilimenti del Gruppo in Italia. Non solo a Taranto, ma anche a Novi Ligure e Genova i lavoratori dell’ex Ilva sono scesi in strada in corteo per avere risposte concrete dal Governo sul futuro ambientale, occupazionale e industriale.
La convocazione per un incontro a Palazzo Chigi per il 28 ottobre prossimo è un primo importante risultato ottenuto con la mobilitazione e le assemblee.
Quello che chiediamo è un progetto industriale che garantisca la realizzazione della carbonizzazione della produzione, l’ambientalizzazione ed il ripristino di luoghi di lavoro sicuri e dignitosi; l’intervento pubblico che garantisca tutta l’occupazione; la contrarietà a una cassa integrazione senza una chiara prospettiva; il mantenimento dell’integrità del gruppo, NO allo spezzatino societario e l’apertura di un confronto che affronti la complessità delle questioni sociali e che individui un quadro di strumenti che diano risposte ai lavoratori, per il pregresso e per il futuro. Tutto questo lo ribadiremo anche a Palazzo Chigi.
Ci siamo mobilitati anche per le Acciaierie Valbruna, la Uilm era presente con gli oltre 2mila lavoratori in corteo per le strade di Bolzano il 7 ottobre.
La mobilitazione dei lavoratori è nata dopo l’incontro al Mimit, in seguito all’annuncio di un bando di gara emesso dalla Provincia Autonoma di Bolzano per l’assegnazione delle aree e degli immobili su cui sorge lo stabilimento siderurgico della città, che occupa 582 lavoratrici e lavoratori ed è strettamente collegato al sito di Vicenza, dove operano altri 1.200 dipendenti diretti.
Fin da subito, come organizzazioni sindacali, abbiamo denunciato che i criteri previsti nel bando mettono a serio rischio la continuità produttiva e l’esistenza stessa di una realtà industriale storica, lasciando nell’incertezza il futuro di 1.800 lavoratori diretti, ai quali si aggiungono quelli dell’indotto e degli appalti.
Le istituzioni locali avrebbero dovuto confrontarsi con noi prima di procedere con un atto che potrebbe determinare una riorganizzazione dell’azienda a discapito dei lavoratori.
Dopo lo sciopero, siamo riusciti a sottoscrivere un verbale in cui è stato riconosciuto come prioritario il ritiro del bando, ottenendo l’impegno dell’amministrazione locale a valutarne una sospensiva, per favorire la riapertura del tavolo di confronto al Mimit, da cui attendiamo una convocazione a breve.
Questo è stato un primo passo importante per richiamare l’attenzione su un bando che sta portando tensione e incertezza in un’acciaieria che rappresenta un pezzo della storia del territorio e un punto di riferimento per l’economia della provincia, un’azienda che ha continuato a investire e a produrre contribuendo al benessere della città di Bolzano.
Come potrete leggere anche in questo numero di Fabbrica società, gli impegni non mancano, siamo sempre pronti a difendere i nostri lavoratori e un sistema industriale italiano sempre più in crisi.
