Il Viaggio nella Memoria: un percorso per la testa che colpisce il cuore

di Noemi Terminio e Dario Antonini

Sgomento. Orrore. Dolore. Compassione. Questi sono solo i primi sentimenti che si provano entrando nell’inferno dei campi di sterminio nazisti di Auschwitz e Birkenau, durante il Viaggio della Memoria organizzato dalla UIL.

Appena si varca il cancello di ingresso e si legge “Arbeit Macht Frei” – il lavoro rende liberi – ogni passo all’interno di quelle “fabbriche” della morte è un forte pugno allo stomaco ma anche la reale presa di consapevolezza dell’enormità della tragedia avvenuta appena ottanta anni fa.

Nessun libro, nessun documentario, nessun film riesce a rendere l’idea di quanto gravi siano stati i crimini commessi contro il popolo ebraico e non solo. Fu un tempo in cui ogni tipo di diversità veniva punita con la tortura fisica e psicologica in modo che non ne restasse più nulla.

Percorrere le centinaia di metri di binari su cui viaggiavano treni merci stracolmi di uomini, donne e bambini ai quali venivano tolte l’aria e la dignità già prima dell’arrivo, avvicinarsi ai fili spinati – a quel tempo elettrificati – che dividevano le aree del campo, entrare nei blocchi dove venivano stipate, come oggetti, centinaia di persone; vedere con i propri occhi cumuli giganteschi di scarpe, indumenti, valigie, occhiali, capelli, foto e preziosi ricordi di famiglia sottratti brutalmente ai prigionieri: tutto questo rappresenta un’azione concreta di memoria, intesa come impegno civico e non come semplice esercizio commemorativo.

Quei binari e quei corridoi così stretti, conducono lungo un percorso profondo di crescita personale, di conoscenza e di coscienza, reso ancora più significativo grazie dalla testimonianza di un sopravvissuto, Gianni Polgar, che ci ha accompagnato ad Auschwitz e che, insieme a noi, per la prima volta ha visitato i lager dove persero la vita molti dei suoi parenti.

Abbiamo ascoltato la sua storia, fatta di paura e sofferenza, ma anche di coraggio e di ritorno alla serenità e alla normalità dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Il racconto toccante di un bambino di soli dieci anni, portato dai genitori in un collegio cattolico per scampare ai rastrellamenti nazisti a Roma. Un bambino “fortunato, perché sono qui a raccontarlo”, come ci ha spiegato Gianni nell’ incontro con gli oltre ottanta ragazzi e ragazze della Uil. Eppure ha sofferto la crudeltà di non poter andare con gli amici a scuola perché ebreo e di non poter abbracciare né salutare la mamma quando andava a trovarlo di nascosto al collegio.

Parole, emozioni e un monito all’esercizio costante della memoria, perché “capire consente di fare delle scelte giuste” e “un popolo senza memoria non ha né presente né futuro”.

Il Viaggio della Memoria organizzato annualmente dalla UIL è un’azione concreta di impegno civico e non ideologico da parte di un’organizzazione sindacale che vuole far crescere la propria classe dirigente all’insegna dei princìpi della democrazia, della solidarietà, della tolleranza, del pluralismo e della libertà. Non una “gita”, come l’ha definita una ministra del Governo italiano, ma un’esperienza indelebile per la vita di ogni partecipante per non dimenticare dove può arrivare l’essere umano, la “banalità” del male che non si può percepire per davvero senza visitare questi luoghi. I testimoni diretti stanno man mano scomparendo e per questo il Viaggio della Memoria dovrebbe diventare un’occasione da inserire obbligatoriamente nelle scuole superiori, con carattere di urgenza, perché tutti gli studenti devono vedere, capire e ricordare che, come scrisse Primo Levi, “questo è stato, è avvenuto, quindi può accadere ancora”.

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