Ex Ilva: sciopero nazionale il 16 ottobre per salvare la siderurgia

Giovedì 16 ottobre si è fermato l’intero gruppo Acciaierie d’Italia (ex Ilva): una giornata di sciopero nazionale in tutti gli stabilimenti, proclamata da Fim, Fiom e Uilm per chiedere al Governo di intervenire con urgenza su una vertenza che rischia di compromettere definitivamente il futuro produttivo e occupazionale della siderurgia italiana. A Taranto, Genova, Novi Ligure, Racconigi, ma anche negli stabilimenti del Nord e del Sud, la mobilitazione è stata massiccia e partecipata, con migliaia di lavoratori in presidio davanti ai cancelli per rivendicare risposte concrete dopo mesi di silenzi e incertezze.

TARANTO, ASSEMBLEE E PRESIDI UNITARI
Nel capoluogo ionico, cuore simbolico del gruppo, allo sciopero si è unita l’intera città.
Il Comune di Taranto, insieme a Fim, Fiom, Uilm e alle confederazioni Cgil, Cisl e Uil, ha diffuso una nota congiunta nella quale si chiede “un cambio di passo immediato nella gestione della vertenza ex Ilva”, con un intervento pubblico deciso che garantisca la tenuta sanitaria, occupazionale e impiantistica del sito siderurgico.
È il momento di passare dalle parole ai fatti – si legge nel documento – La città e i lavoratori devono finalmente vedere concretizzarsi una transizione industriale reale, basata sulla decarbonizzazione e sul rispetto dei diritti costituzionali al lavoro e alla salute”.
Comune e organizzazioni sindacali chiedono al Governo la definizione di un Accordo di Programma condiviso da tutte le istituzioni – Governo, Regione, enti locali e parti sociali – per garantire:

  • la tutela occupazionale piena nel rispetto delle salvaguardie dell’accordo del 6 settembre 2018;
  • misure straordinarie per i lavoratori di ADI e Ilva in AS e dell’appalto;
  • formazione e riqualificazione professionale per accompagnare la transizione;
  • screening sanitari periodici per i lavoratori;
  • una clausola sociale che assicuri la continuità occupazionale dell’indotto nei nuovi impianti.

L’Amministrazione comunale e i sindacati hanno inoltre concordato di istituire, dopo l’incontro del 28 ottobre a Palazzo Chigi, un gruppo di lavoro congiunto per analizzare le problematiche e definire strategie comuni sulla vertenza.

DALLE ASSEMBLEE ALLO SCIOPERO: LA MOBILITAZIONE CONTINUA
Lo sciopero arriva al termine di settimane di assemblee in tutti gli stabilimenti del gruppo.
Le lavoratrici e i lavoratori hanno espresso una forte indignazione per l’assenza di un piano industriale, per l’aumento delle unità in cassa integrazione straordinaria – passate da 3.062 a 4.450 con provvedimento unilaterale del Ministero del Lavoro – e per le voci di possibili fondi speculativi interessati all’acquisizione dell’azienda. “Con grande dignità – si legge nel comunicato unitario – i lavoratori hanno manifestato la volontà di riscatto e di voler riprendere la mobilitazione per riavere il tavolo a Palazzo Chigi e discutere del proprio futuro e di quello degli stabilimenti”.

NO ALLO SPEZZATINO DEL GRUPPO
Fim, Fiom e Uilm ribadiscono la loro contrarietà a qualsiasi ipotesi di smembramento del gruppo.
Il sindacato chiede che lo Stato, attraverso il capitale pubblico, assuma un ruolo diretto e strategico nel rilancio industriale, garantendo occupazione, transizione produttiva e sostenibilità sociale. Nessuna speculazione, nessuna soluzione tampone potrà essere accettata sulla pelle dei lavoratori – affermano i sindacati – Serve un piano industriale serio, che metta insieme la salvaguardia occupazionale e il rispetto ambientale”.


PALOMBELLA: “È IL MOMENTO DEL CORAGGIO POLITICO”
Il Segretario generale Rocco Palombella ha commentato la giornata di mobilitazione sottolineando che “non è più tempo di attese o di parole: serve un intervento pubblico forte, che rilanci Taranto e tutto il gruppo siderurgico”.
“Il Governo – ha aggiunto – deve farsi carico di una transizione industriale e ambientale vera, con un Accordo di Programma che metta insieme lavoro, salute e futuro produttivo. Taranto non può più essere lasciata sola”.


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