Una mobilitazione imponente, la più grande degli ultimi trent’anni, ha attraversato le vie di Bolzano nella mattinata del 7 ottobre. Oltre duemila lavoratori delle Acciaierie Valbruna, provenienti dagli stabilimenti di Bolzano e Vicenza, hanno sfilato uniti dietro lo slogan:
“Le Acciaierie Valbruna non si toccano”.
Lo sciopero dell’intero gruppo, proclamato da Fim, Fiom e Uilm, è stato accompagnato da un forte consenso cittadino: i bolzanini si sono uniti ai lavoratori in un’unica voce di difesa della fabbrica e dell’occupazione.
IL NODO DEL BANDO DI GARA
La protesta è nata a seguito dell’incontro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), durante il quale è stato annunciato un bando di gara della Provincia Autonoma di Bolzano per l’assegnazione delle aree e degli immobili dove sorge lo stabilimento cittadino.
Un atto che, secondo i sindacati, mette a rischio la continuità produttiva e la sopravvivenza stessa di una realtà storica che impiega 582 lavoratori diretti a Bolzano e 1.200 a Vicenza, oltre a centinaia di addetti dell’indotto.
LE ACCUSE DEI SINDACATI
Fim, Fiom e Uilm hanno denunciato che i criteri del bando appaiono ispirati da logiche politiche e speculative locali, più attente a interessi particolari che al bene collettivo.
“Le istituzioni avrebbero dovuto confrontarsi preventivamente con i sindacati – si legge nel comunicato unitario – prima di emanare un atto che può compromettere un settore strategico come l’acciaio e mettere in discussione la stabilità di centinaia di famiglie”.

L’INCONTRO CON LA PROVINCIA E IL PRIMO RISULTATO
Durante la manifestazione, una delegazione sindacale ha incontrato l’assessore provinciale alle Attività produttive, dottor Galateo, mentre il presidente della Provincia di Bolzano ha scelto di non partecipare al confronto.
L’incontro si è concluso con la firma di un verbale che impegna l’amministrazione a valutare la sospensione del bando, passo necessario per riaprire il tavolo al Mimit e per ottenere la convocazione delle Commissioni Attività Produttive di Camera e Senato.
Un risultato considerato dai sindacati “un primo segnale positivo” verso il riconoscimento della gravità della situazione.
UN SETTORE STRATEGICO DA DIFENDERE
Le organizzazioni sindacali hanno ribadito che non è accettabile che la burocrazia diventi uno strumento di crisi, soprattutto in un comparto strategico come quello siderurgico.
“Non permetteremo – hanno dichiarato Fim, Fiom e Uilm – che la politica locale o nazionale porti a una riorganizzazione aziendale a scapito dei lavoratori o, peggio, alla chiusura del sito di Bolzano con il rischio di lasciare un’area industriale da bonificare, con costi e tempi incalcolabili.”
LA LOTTA CONTINUA
Nei prossimi giorni verranno pianificate nuove iniziative a Bolzano e Vicenza, per mantenere alta l’attenzione e responsabilizzare le forze politiche del territorio.
“La mobilitazione continuerà – concludono i sindacati – finché non saremo convocati dal Mimit e non verrà scongiurata definitivamente la messa in discussione delle attività produttive di Bolzano e Vicenza.”
