“L’incremento del 50% dei numeri dei lavoratori da mettere in cassa integrazione, che secondo la nuova procedura passerebbero da 3.062 a 4.450, è il risultato dell’indecisionismo e delle mancate scelte del governo e delle istituzioni locali sull’individuare una soluzione alla crisi del più grande gruppo siderurgico italiano e del suo indotto” dichiara Guglielmo Gambardella, Segretario nazionale Uilm.
Nel corso dell’incontro al Ministero del Lavoro, la Uilm ha contestato i numerosi rinvii delle convocazioni – mai richiesti dalle organizzazioni sindacali – che hanno portato la vertenza a ridosso della scadenza tecnica della Cigs, prevista per il 24 settembre. “Abbiamo comunque apprezzato – prosegue Gambardella – la disponibilità del Ministero a concedere alle parti ulteriore tempo per verificare, anche dopo quella scadenza, la possibilità di raggiungere un accordo sulla Cigs”.
LE RESPONSABILITÀ DELLA POLITICA
“La riapertura della gara di vendita, l’assenza di una previsione di cessione ad un nuovo investitore, la mancata sottoscrizione da parte delle istituzioni locali dell’Accordo di Programma di Taranto – che avrebbe dovuto salvaguardare l’occupazione – e la possibile impugnazione dell’AIA, hanno generato un contesto di grave incertezza” sottolinea Gambardella.
Secondo Fim, Fiom e Uilm, questa situazione è il frutto di un vero e proprio indecisionismo politico: rinvii continui, ritardi e frammentazione dei finanziamenti destinati all’amministrazione straordinaria per l’attuazione del piano di rilancio dopo la gestione disastrosa di ArcelorMittal. “A tutto questo – aggiunge Gambardella – si sommano l’inadeguata dotazione finanziaria e i ritardi nell’erogazione dei prestiti per il programma di gestione dei commissari. Siamo costretti a richiamare il Governo e tutte le forze politiche al senso di responsabilità, perché non si può continuare con questo stillicidio sociale”.
L’APPELLO AL GOVERNO
A distanza di 18 mesi dall’amministrazione straordinaria e a 13 anni dall’esplosione della crisi, i circa 20mila lavoratori diretti e indiretti non conoscono ancora il proprio destino. “È inconcepibile – denuncia Gambardella – che dopo tutto questo tempo non si sia fatta chiarezza, mentre le condizioni economiche dei lavoratori peggiorano con l’estensione della Cigs”.
Per questo, i segretari generali di Fim, Fiom e Uilm – Ferdinando Uliano, Michele De Palma e Rocco Palombella – hanno inviato una lettera al Governo chiedendo la convocazione urgente di un tavolo permanente presso la Presidenza del Consiglio. “È necessario – dichiarano unitariamente – affrontare subito le incertezze relative al piano di salvataggio, alla decarbonizzazione, ai continui rinvii del bando di gara e agli effetti sociali e occupazionali ormai drammatici”.
“Adesso basta – conclude Gambardella –. Serve chiarezza su dove si vuole andare a parare. Ci aspettiamo che questo avvenga al più presto nel già richiesto incontro a Palazzo Chigi. Oggi non c’erano le condizioni per avviare una discussione utile, ma la Presidenza del Consiglio deve farsi immediatamente carico di questa vertenza”.
