Nel 1955, dieci anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, in Italia si inaugurava a Roma la prima metropolitana e veniva lanciata la Fiat 600, che sancì l’inizio della motorizzazione di massa.
Oggi, la produzione di auto nel nostro Paese torna ai livelli di settant’anni fa, con effetti devastanti sul piano occupazionale, sociale ed economico lungo tutta la filiera.
DATI ALLARMANTI SULLA PRODUZIONE
Nei primi sei mesi del 2025 in Italia sono stati prodotti circa 222mila veicoli, in calo del 26,9%: una perdita di oltre 81mila unità rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Rispetto al totale, poco meno di 124mila sono rappresentati dalle auto, in calo del 33,6%, con una previsione annua di appena 250mila unità. Un crollo che ha radici profonde: l’assenza di politiche industriali concrete, un numero insufficiente di nuovi modelli e un mercato stagnante.
IL CONFRONTO CON L’ESTERO
Mentre l’Italia segna un record negativo, altri Paesi hanno beneficiato delle delocalizzazioni e delle politiche di incentivo. In Repubblica Ceca si producono 1,4 milioni di vetture l’anno, in Slovacchia quasi 1 milione, in Romania 560mila e in Ungheria 437mila.
Il Nord Africa vive un vero e proprio boom: il Marocco ha raggiunto 1 milione di veicoli prodotti, in gran parte grazie a Stellantis, e sono già in programma ulteriori investimenti.
IL CASO STELLANTIS E LE RICADUTE OCCUPAZIONALI
La produzione italiana è ridotta ai minimi termini: il 70% dei dipendenti Stellantis è in cassa integrazione o solidarietà, e anche il 2026 – indicato dalla multinazionale franco-italiana come anno di svolta – appare avvolto nell’incertezza.
Un tempo l’auto era il fiore all’occhiello del Made in Italy, oggi non più. È dunque urgente e non più rinviabile un incontro con il Ministro Urso e l’amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, per discutere del Piano Italia e scongiurare una crisi irreversibile.
UN SETTORE A RISCHIO DESERTO INDUSTRIALE
Secondo le stime, senza risposte tempestive da Unione Europea e Governo, l’Italia rischia un vero e proprio deserto industriale, con 120mila posti di lavoro a rischio lungo tutta la filiera.
Servono modelli nuovi e in tempi rapidi, non solo elettrici ma anche ibridi, da produrre in tutti gli stabilimenti. Occorre inoltre rilanciare l’intero comparto della componentistica, parte fondamentale del sistema automotive italiano.
LA POSIZIONE DELLA UILM
“Ci aspettiamo una tempestiva risposta alla richiesta di incontro che, insieme alle altre organizzazioni sindacali, abbiamo inoltrato all’amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa”, dichiarano il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, e il segretario nazionale del settore auto, Gianluca Ficco. “Vogliamo poterci confrontare prima del nuovo piano industriale, per esporre il punto di vista dei lavoratori italiani oggi colpiti dalla cassa integrazione e per immaginare la strada di un rilancio possibile”.
“Siamo convinti – proseguono Palombella e Ficco – che sia necessario puntare su una gamma completa di vetture ibride in tutte le fabbriche, poiché il piano industriale precedente, centrato esclusivamente sull’elettrico, si è dimostrato fallimentare. Occorre recuperare motorizzazioni endotermiche adeguate, attingendo al patrimonio della meccanica italiana, un’eccellenza ingiustamente trascurata”.
“Dobbiamo combattere insieme – concludono – per modificare le ottuse regole europee e, allo stesso tempo, portare in Italia modelli e motorizzazioni in grado di garantire piena occupazione”.
IL CASO DELLO STABILIMENTO DI CENTO
Intanto, l’11 settembre Stellantis ha comunicato in una breve riunione da remoto di aver raggiunto un’intesa con Marval, impresa produttrice di particolari meccanici, per la cessione della fabbrica di Cento (Ferrara), dove oggi lavorano 350 addetti alla produzione di motori marini e industriali.
L’intesa dovrà passare attraverso tutte le procedure di legge, comprese le consultazioni sindacali. Già dal prossimo incontro programmato il 15 settembre in Regione Emilia-Romagna, la Uilm chiederà un piano industriale solido, la piena salvaguardia occupazionale e garanzie di lungo periodo.
La fabbrica di Cento necessita infatti di un vero rilancio, capace di superare l’attuale ricorso alla cassa integrazione. È fondamentale capire se Marval disponga della capacità necessaria per procurare nuove commesse e nuove lavorazioni.
Questa cessione conferma, ancora una volta, la necessità di un incontro urgente con l’amministratore delegato Antonio Filosa per discutere le strategie complessive di Stellantis Italia. Incontro che è stato chiesto dalla Uilm e da tutte le altre sigle sindacali, ma che è rimasto al momento inascoltato.
