Acciaierie di Bolzano: una partita strategica per il futuro

di Paolo Castelli

Le Acciaierie a Bolzano sono lì da quasi cent’anni. Prima con Falk e, dal 1995, acquisite dal gruppo Valbruna della famiglia Amenduni, che aveva già uno stabilimento a Vicenza. La Provincia autonoma di Bolzano, proprietaria dei terreni, aveva concesso l’uso per 30 anni con l’impegno di rinnovare la concessione alla scadenza.
Ma in 30 anni cambiano tante cose, e il diavolo ci ha messo la coda.

IL BANDO E LA DIRETTIVA BOLKESTEIN
La direttiva Bolkestein stabilisce che un bene pubblico non possa essere dato in concessione direttamente, ma debba essere assegnato con un bando pubblico. La Provincia ha lavorato sotto traccia per circa un anno e il bando è stato appena pubblicato sul sito istituzionale.
Secondo anticipazioni di esponenti provinciali, il bando sarebbe costruito “ad hoc” per favorire Valbruna, basandosi su criteri qualitativi che attribuiscono punteggi più alti alla produzione siderurgica e alle garanzie occupazionali. Tuttavia, nonostante Valbruna possa essere favorita, non ha la garanzia di uscire vincitrice. Nell’eventualità, remota ma possibile, di un esito sfavorevole, si aprirebbe uno scenario a tinte fosche.

IL PESO DELLE ACCIAIERIE A BOLZANO
Lo stabilimento delle Acciaierie è il simbolo della zona industriale di Bolzano. Chiunque in città ha un parente, un amico o un conoscente che ha lavorato o lavora lì. L’opinione pubblica è in fermento e in città non si parla d’altro. I politici lo sanno bene: chi non farà abbastanza per le Acciaierie verrà punito dagli elettori.

GLI INVESTIMENTI E L’IMPATTO ECONOMICO
Ad oggi, l’azienda ha già sostenuto investimenti superiori a 450 milioni di euro in macchinari, oltre a 60 milioni di euro dedicati alla tutela ambientale e alla sicurezza. Lo stabilimento di Bolzano rappresenta un pilastro fondamentale per il gruppo, generando oltre 400 milioni di euro di fatturato annuo, su un totale che supera 1 miliardo di euro complessivo.
La perdita dello stabilimento di Bolzano comporterebbe un grave danno strategico non solo per Valbruna, ma anche per il mercato globale di riferimento, rischiando di compromettere la continuità dell’intera azienda. Anche la Provincia autonoma di Bolzano perderebbe uno dei maggiori contribuenti: il terzo per importanza.

IL GOLDEN POWER COME SOLUZIONE
Considerata la rilevanza strategica di Valbruna per l’Italia, il passaggio della concessione dei terreni dovrebbe avvenire in forma diretta, attraverso l’applicazione del cosiddetto “golden power”, senza ricorrere a procedure di bando che potrebbero mettere a rischio la stabilità produttiva e occupazionale.
Occorre insistere su questo punto, tenendo conto del ruolo strategico di Valbruna in settori cruciali come il medicale e l’aerospaziale.

IL FUTURO A RISCHIO
Sono inoltre previsti investimenti per gli anni 2025/2026 pari a 160 milioni di euro, che tuttavia potrebbero essere sospesi fino a quando non sarà definita in modo chiaro la situazione relativa allo stabilimento di Bolzano.
Riteniamo indispensabile l’intervento del Ministero competente affinché, attraverso una norma specifica, si possa procedere con l’assegnazione diretta dei terreni, garantendo così la continuità produttiva, la salvaguardia dei posti di lavoro e la tutela di un’azienda strategica per l’economia nazionale. 

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