di Guglielmo Gambardella
Lo scorso 5 agosto si è tenuto un vertice presso Palazzo Chigi, presieduto dalla Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni, fra i vertici del Governo e gli amministratori delegati di Fincantieri, Leonardo, CdP, Invitalia e FS per avviare un confronto su come utilizzare i nuovi strumenti finanziari europei dedicati alla Sicurezza e Difesa.
IL RUOLO DELL’EX ILVA
Ebbene, se l’Italia dovrà affrontare importanti investimenti nel settore attraverso asset strategici come quello della Difesa, della Sicurezza e delle infrastrutture, non possiamo che cogliere l’occasione per inserire, in questa discussione, un aspetto che dovrebbe rientrare a pieno titolo: la questione dell’ex Ilva. Se ci sarà la necessità di produrre più mezzi per la Difesa e incrementare le infrastrutture a supporto dei sistemi di protezione del Paese, inevitabilmente ci sarà anche la necessità di avere maggiore disponibilità di acciaio. Insomma, fare di necessità virtù.
IL FABBISOGNO DI ACCIAIO
Nel 2024 l’Italia ha importato circa 18 milioni di tonnellate di acciaio, di cui 6 milioni di coils, il principale prodotto dell’acciaieria di Taranto. Ci chiediamo, quindi, come faremo a far fronte a una prospettiva di incremento produttivo del settore della Difesa senza conseguentemente incrementare la capacità produttiva della nostra siderurgia. Come potremo evitare di dipendere ancora di più da Paesi fornitori per approvvigionarci di questa importante materia prima?
L’EX ILVA COME ASSET STRATEGICO
In attesa di una remota possibilità di cessione a un investitore privato che voglia accollarsi un importante onere economico per il rilancio industriale e ambientale, perché non rendere l’ex Ilva, gruppo i cui siti industriali sono stati dichiarati di interesse strategico nazionale con decreto legge nel 2012, anch’esso un asset strategico controllato dallo Stato, al pari di quelli dell’energia, della cantieristica, dei trasporti e delle infrastrutture?
UNA DECISIONE PER L’AUTONOMIA STRATEGICA
A nostro avviso, assumere questa decisione rientrerebbe coerentemente in una visione complessiva di difesa dell’autonomia strategica del nostro Paese, oltre a essere un intervento di carattere geopolitico, economico, sociale e ambientale.
Un intervento geopolitico
Ridurrebbe la dipendenza di acciaio da altri Paesi o produttori esteri.
Un intervento economico
In passato, negli anni di massima produzione, il gruppo siderurgico riusciva a generare, direttamente e indirettamente, fino a un punto percentuale di PIL nazionale.
Un intervento sociale
Si metterebbe in salvaguardia un’occupazione di 10.000 addetti diretti, oltre a quelli dell’indotto, che rappresenta un terzo di quella complessiva dell’intera siderurgia primaria in Italia, pari a oltre 30.000 addetti diretti.
Un intervento ambientale
Il notevole impegno economico per la decarbonizzazione — necessario per la convivenza dell’acciaieria con la città di Taranto — è un onere che può assumersi solo lo Stato, visti i lunghi tempi di ritorno dell’investimento. Le questioni politiche locali hanno scoraggiato fino a oggi tutti i potenziali investitori. L’ex Ilva è una criticità che può diventare un’opportunità.
