Ex Ilva: incontro dei Segretari generali di Fim, Fiom, Uilm con i parlamentari

Il 29 agosto scorso si è svolto presso la sede nazionale dei metalmeccanici di Cgil Cisl e Uil un incontro tra i Segretari generali di Fim, Fiom e Uilm e i parlamentari di maggioranza e opposizione che hanno aderito alla richiesta, con l’obiettivo di consegnare alla rappresentanza parlamentare la voce e le istanze dei lavoratori sulla vertenza Ex Ilva. La riunione è stata positivamente accolta sia dalle forze politiche di governo sia di opposizione.
Fin dall’inizio della lunga vertenza, i lavoratori non hanno mai separato le questioni ambientali da quelle occupazionali, ma ne stanno pagando le conseguenze sia come cittadini sia come lavoratori.

LE ISTANZE DEL SINDACATO
Fim, Fiom e Uilm hanno confermato quanto dichiarato nei precedenti tavoli di confronto presso Palazzo Chigi e con i vari Ministeri (Imprese e Made in Italy, Lavoro, Ambiente, Sanità ed Economia e Finanze), chiedendo alla politica un forte segnale di coesione e unità. L’obiettivo è rendere l’Ex Ilva ecocompatibile, con un ciclo produttivo che coniughi ambiente e salute, salvaguardando l’occupazione, con lo Stato garante della transizione.
Nonostante l’intesa firmata lo scorso 12 agosto tra Governo e Istituzioni locali, rimangono ancora da definire gli aspetti cruciali della vertenza, sia dal punto di vista produttivo sia ambientale e occupazionale.

OBIETTIVI DEL PIANO INDUSTRIALE
Le organizzazioni sindacali hanno ribadito che il piano e il bando di gara devono rispondere a quattro obiettivi fondamentali:

  • integrità del gruppo siderurgico;
  • risanamento ambientale;
  • decarbonizzazione;
  • garanzie occupazionali.

Cambiare ciclo produttivo, passando dalla produzione di acciaio da Altoforno a Forno Elettrico, non può prescindere dall’uso del gas e del DRI (preridotto), un dato tecnico-scientifico che non può essere strumentalizzato.

CONTINUITÀ PRODUTTIVA E TRANSIZIONE
La continuità produttiva è necessaria per garantire la continuità lavorativa e il reddito pieno ai lavoratori diretti e indiretti, e per il progressivo processo di sostituzione del ciclo integrale con il piano presentato, che prevede:

  • realizzazione nel minore tempo possibile di quattro forni elettrici (3 a Taranto, 1 a Genova);
  • Polo DRI a Taranto;
  • investimenti nei nove siti produttivi e di lavorazione per ottenere piena occupazione, garantendo l’approvvigionamento energetico di gas con tutte le soluzioni tecniche possibili.

Per garantire sostenibilità e credibilità del piano, Taranto dovrà produrre anche il DRI in loco, sia per esigenze ambientali sia per generare occupazione destinata ai lavoratori impiegati su impianti del ciclo integrale, progressivamente dismessi.

OCCUPAZIONE E OPPORTUNITÀ PER IL TERRITORIO
L’occupazione su impianti nuovi e a basso impatto ambientale rappresenta un’opportunità per il territorio. I lavoratori dovranno essere formati e sostenuti economicamente.
Il bacino dei lavoratori Ex Ilva in AS non dovrà essere considerato un aspetto secondario del piano: dovranno ricevere le stesse opportunità dei lavoratori ADI in AS, come previsto dall’accordo del 6 settembre 2018. Inoltre, è fondamentale coinvolgere i lavoratori del sistema degli appalti nelle attività di smantellamento dei vecchi impianti e nella costruzione di quelli nuovi.

GARANZIE PER LA DECARBONIZZAZIONE
Il piano di investimenti per la decarbonizzazione dovrà prevedere fondi pubblici e, se possibile, privati. È necessaria la garanzia della politica e delle istituzioni a tutti i livelli, con uno stanziamento adeguato a partire dal Disegno di Legge di Stabilità 2026, per assicurare il successo del piano industriale.

LA DICHIARAZIONE DI ROCCO PALOMBELLA
Rocco Palombella, Segretario generale Uilm, ha dichiarato: “Abbiamo chiesto ai parlamentari intervenuti di assumersi fino in fondo la responsabilità delle scelte che oggi non sono più rinviabili. È in gioco il futuro della produzione siderurgica in Italia, la tutela ambientale e la salvaguardia di migliaia di posti di lavoro. Non c’è più spazio per attese o rinvii”. “Per la prima volta – aggiunge – possiamo passare dal ciclo integrale a carbone a una vera produzione di acciaio green con forni elettrici. Ma servono decisioni chiare: un piano industriale credibile che tenga insieme produzione, occupazione e ambiente, con lo Stato protagonista e investimenti adeguati. La chiusura sarebbe un disastro ambientale e occupazionale e la perdita di un settore strategico per il Paese”.
“Le scelte fatte a Roma devono essere condivise con gli Enti locali, a partire da Taranto. I parlamentari hanno compreso che non si può più eludere questa responsabilità: ora ci aspettiamo coerenza, determinazione e fatti concreti. Non possiamo accettare che la vertenza finisca nel tritacarne delle promesse elettorali. I lavoratori hanno bisogno di risposte immediate e garanzie reali”.
“Abbiamo ribadito – conclude Palombella – la necessità di una legge speciale e di un impegno diretto dello Stato per accompagnare la transizione, sostenere i lavoratori e garantire che l’acciaio continui a essere prodotto in Italia in modo ecocompatibile. I lavoratori sono stanchi ma non si arrendono, ora però siamo al punto di non ritorno. Tocca alla politica dimostrare la volontà di salvare un settore fondamentale per il Paese”.

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