Care lavoratrici e cari lavoratori,
con questo numero di Fabbrica società riprendiamo il nostro appuntamento bisettimanale con le notizie che ci riguardano da vicino. La pausa estiva non è stata una “vera” pausa per molti di noi, siamo stati impegnati anche a metà agosto per alcune vertenze-simbolo del nostro Paese, come quella dell’ex Ilva.
Da anni denunciamo l’immobilismo e l’assenza di un piano industriale serio. A Taranto, i lavoratori vivono nell’incertezza, appesi a nuove richieste di cassa integrazione, mentre l’accordo di programma resta lettera morta. Servono chiarezza sugli asset, sul percorso di decarbonizzazione e sugli eventuali acquirenti. Non è più tollerabile il continuo rinvio delle decisioni.
Il 29 agosto abbiamo incontrato gran parte dei gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione. Per la prima volta nella storia di Fim Fiom e Uilm li abbiamo accolti nella nostra sede nazionale di Corso Trieste 36, a Roma.
Gli abbiamo chiesto di assumersi fino in fondo la responsabilità delle scelte che oggi non sono più rinviabili. È in gioco il futuro della produzione siderurgica in Italia, la tutela ambientale e la salvaguardia di migliaia di posti di lavoro. Non c’è più spazio per attese o rinvii.
La prospettiva di una chiusura, come alcuni vorrebbero, significherebbe invece disastro ambientale e occupazionale, oltre alla perdita definitiva di un settore strategico per il Paese.
Le scelte fatte a Roma devono essere condivise con gli Enti locali, a partire da Taranto, dove si gioca la partita decisiva. Ci aspettiamo coerenza, determinazione e soprattutto fatti concreti.
I lavoratori sono stanchi ma non si arrendono, ora però siamo arrivati al punto di non ritorno. Tocca ora alla politica dimostrare la volontà di salvare un settore fondamentale per il Paese.
Un’altra delle vertenze che ci preoccupa è quella riguardante il settore dell’automotive. Nel 1995 veniva inaugurata la prima metropolitana e Fiat lanciava la 600, simbolo di un’Italia che si rialzava dalla guerra e correva verso la modernità.
Settant’anni dopo, la produzione di auto nel nostro Paese è tornata a quei livelli, con conseguenze sociali ed economiche devastanti lungo l’intera filiera. Nei primi sei mesi del 2025 sono stati prodotti circa 222mila veicoli, con un crollo del 26,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Poco meno di 124mila sono auto, in calo del 33,6%, con una previsione annuale di appena 250mila unità.
Numeri che segnano un record negativo, frutto di politiche industriali assenti, scelte europee confuse sulla transizione e una multinazionale, Stellantis, che continua a ridurre in Italia mentre investe altrove. Oggi i dipendenti diretti sono circa 15mila in meno, su un organico complessivo poco sopra le 30mila unità: il minimo storico per i nostri stabilimenti. Nel frattempo, marchi come FIAT e Alfa Romeo vengono prodotti in Polonia, Serbia e Marocco, mentre stabilimenti italiani rimangono fermi a fare da vetrina.
Non possiamo più accettare questa deriva. In Repubblica Ceca si producono ogni anno 1,4 milioni di vetture, in Slovacchia quasi 1 milione, in Romania oltre 560mila, in Ungheria 437mila e in Marocco 1 milione, con prospettive di crescita ulteriore. L’Italia, invece, rischia un vero e proprio deserto industriale, con il 70% dei dipendenti Stellantis in cassa integrazione o in solidarietà e una prospettiva 2026 che, senza cambiamenti concreti, non offre alcuna garanzia.
La transizione ecologica non può essere gestita a colpi di incertezze e rinvii. I cittadini devono sapere su quale motorizzazione investire, i produttori devono avere regole chiare, i lavoratori meritano risposte. È necessario puntare non solo sull’elettrico, ma anche sull’ibrido, rilanciando gli stabilimenti italiani con nuovi modelli e investimenti immediati.
La Uilm, intanto, continua a fare la propria parte. Stiamo lavorando alla nostra Assemblea nazionale, che si terrà a Roma il 2 e 3 ottobre, un momento importante di confronto e di rilancio delle nostre proposte. E già l’11 settembre inizierà il percorso per il rinnovo del Contratto nazionale con Federmeccanica e Assistal, un appuntamento decisivo per ridare dignità ai salari e risposte concrete ai lavoratori metalmeccanici.
È arrivato il momento che Governo e istituzioni scelgano davvero di tutelare l’industria e l’occupazione in Italia. Non servono più promesse, ma azioni. La nostra voce sarà chiara e determinata: difendere il lavoro, il futuro dei nostri stabilimenti e la dignità dei lavoratori.
