L’annuncio ufficiale è arrivato il 30 luglio nel corso dell’Osservatorio Strategico di Leonardo e ha trovato conferma nelle ore successive durante un incontro al Mimit: Leonardo ha acquisito Iveco Defence Vehicles, la divisione dedicata alla difesa del gruppo Iveco. Una mossa che, secondo il sindacato, rappresenta la migliore opzione possibile per garantire la permanenza in mani italiane di un asset strategico.
TRE STABILIMENTI
La cessione riguarda tre stabilimenti – Bolzano, Piacenza e Vittorio Veneto – e oltre 1.600 lavoratori, di cui circa 1.100 in forza a Iveco Defence e 500 alla controllata Astra. Secondo quanto emerso durante l’Osservatorio, l’acquisizione consentirà a Leonardo di rafforzare la propria leadership nel settore terrestre, anche grazie alla joint venture con Rheinmetall, rendendola il principale attore europeo nella difesa terrestre.
Le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm hanno accolto positivamente l’operazione, sottolineando come si tratti di un ulteriore tassello nella strategia di crescita del gruppo Leonardo. Il buon andamento del primo semestre 2025, unito all’espansione in atto nei settori aerospaziale, della difesa e della sicurezza, conferma la solidità del piano industriale.
UNA PREOCCUPAZIONE
Resta invece un forte elemento di preoccupazione per il destino del resto del Gruppo Iveco, che dovrebbe passare nelle mani dell’indiana Tata Motors. Si tratta di una prospettiva che coinvolge circa 13.000 lavoratori in Italia e che, secondo la Uilm, impone una vigilanza serrata e un confronto continuo con il Governo.
“L’acquisizione da parte di Leonardo è certamente la strada più rassicurante per un settore strategico come la difesa – ha dichiarato Rocco Palombella, segretario generale Uilm – ma non possiamo abbassare la guardia su ciò che accadrà al resto del gruppo Iveco. È necessario che le istituzioni italiane restino pienamente coinvolte nel monitoraggio della transizione, per evitare impatti negativi su occupazione, competenze e produzione. Ogni acquisizione industriale, soprattutto da parte di un soggetto extra-europeo, comporta dei rischi che non possiamo permetterci di sottovalutare”.
LE INCOGNITE
Le incognite non riguardano solo il futuro occupazionale, ma anche la tenuta strategica del comparto dei veicoli commerciali in Italia, soprattutto in un contesto europeo in cui la transizione all’elettrico e le normative ambientali pongono sfide particolarmente complesse per il settore dei mezzi pesanti.
Il sindacato si dice pronto al confronto e a un lavoro continuo di vigilanza, consapevole che, in questa fase delicata, la salvaguardia dell’industria italiana e dei suoi lavoratori passa da scelte condivise, trasparenti e lungimiranti.
