L’Editoriale

Carissimi,

sono state settimane calde e non solo per l’innalzamento delle temperature, ma per tutto quello che riguarda i problemi legati al nostro settore: dalle crisi aziendali mai risolte, come quella dell’ex Ilva, al rinnovo del Contratto nazionale fermo al palo per volere di Federmeccanica e Assistal.

Uno spiraglio comunque si è aperto, infatti proprio nelle scorse ore è arrivata finalmente la convocazione per la riapertura del tavolo negoziale “senza pregiudiziali” e “nelle regole” delle esistenti relazioni industriali.

Ci vedremo quindi al tavolo in Confindustria il 15 luglio, come sempre parteciperemo con la nostra delegazione per ribadire alla controparte quali sono le nostre richieste, a partire dalla piattaforma unitaria approvata da oltre il 98% dei lavoratori.

Ribadiremo al nuovo Presidente di Federmeccanica, che verrà eletto il 10 luglio durante l’Assemblea, quali sono i nostri punti indissolubili: l’aumento salariale oltre il dato dell’inflazione e la riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore settimanali in fase sperimentale, almeno inizialmente.

Ci aspettiamo dalle controparti la volontà questa volta di arrivare in fondo alla trattativa per firmare il rinnovo del CCNL dei metalmeccanici entro settembre. Sappiamo che non sarà facile riallacciare i fili e riprendere il confronto, ma penso che se c’è la volontà di far crescere questo settore, i lavoratori e le aziende, la direzione giusta sia questa.

Per quanto riguarda, invece, le crisi aziendali e le vertenze ataviche, l’ex Ilva non smette mai di stupire in negativo, purtroppo. Il Ministro Urso ha annunciato un confronto no-stop con i soggetti coinvolti per l’Accordo di Programma su Taranto, mentre noi abbiamo chiesto in modo urgente la riattivazione del tavolo permanente a Palazzo Chigi e siamo in attesa di una risposta.

Quel che è certo è che sarà un’estate davvero rovente per i lavoratori dell’ex Ilva, delle due amministrazioni straordinarie, dell’indotto e dell’appalto. Ancora una volta si trovano a pagare il prezzo della mancanza di visione e di politica industriale nel nostro Paese.

Noi non ci arrenderemo mai. Lotteremo per la salvaguardia occupazionale, senza sé e senza ma e fino all’ultimo lavoratore.

Mi soffermo ora per qualche minuto sul tema dell’automotive, perché è di martedì scorso una dichiarazione rilasciata da Philippe Imparato secondo cui “se non cambia qualcosa significativamente Stellantis dovrà prendere decisioni importanti, come la chiusura delle fabbriche”. Continua dicendo che “siamo a pochi mesi da un dramma industriale”.

Sono affermazioni pesanti che purtroppo ci fanno temere che tutto quello che noi abbiamo sempre sostenuto sull’auto diventerà una triste realtà.

Ne abbiamo parlato, infatti, in tempi non sospetti. Ricorderete tutti quando al nostro Congresso nazionale abbiamo presentato una ricerca commissionata proprio da noi ad un Ente non-profit sul pericolo della perdita di posti di lavoro in questo settore in Italia dovuto principalmente all’indecisione sul passaggio all’elettrico che teneva banco in Europa.

La diatriba tra i Leader europei e la posizione anche di contrasto assunta dal nostro Governo rispetto alla transizione ecologica non poteva che portare a tutto questo. Lo avevamo denunciato, tanto da fare anche una grandissima manifestazione a Roma, in Piazza del Popolo, il 18 ottobre 2024.

Quel giorno tanto temuto è forse arrivato? Ci auguriamo che il Governo e Stellantis invece di gradare “al lupo” si mettano a un tavolo e ci coinvolgano per capire come è possibile riportare la produzione di auto nel nostro Paese. Questo è quello che noi vogliamo, ritornare a essere leader in questo importante settore.

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