È un grido unanime quello che si leva da Fim, Fiom e Uilm: non possiamo più essere spettatori passivi di una crisi che dura da tredici anni e che oggi rischia di esplodere sotto il peso dell’inerzia istituzionale, dei continui rinvii e di responsabilità che si cerca di scaricare su altri. Dopo giorni di dichiarazioni e incontri interlocutori, i sindacati tornano a chiedere con forza una svolta concreta e definitiva sulla vertenza ex Ilva, la più grave crisi industriale del Paese.
CAMPANELLO D’ALLARME
Nel corso dell’incontro del 27 giugno scorso al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, le organizzazioni sindacali hanno stigmatizzato il metodo adottato dal Governo: nessun coinvolgimento diretto dei sindacati nella definizione dell’accordo di programma, e allo stesso tempo, la responsabilità morale e politica della sua mancata approvazione viene fatta ricadere proprio su chi è stato tenuto fuori dal tavolo.
Vera Buonomo (Uil) e Rocco Palombella (Uilm) sono chiari: “Non possiamo accettare che le responsabilità vengano scaricate sulle organizzazioni sindacali. Serve un cambio di passo radicale: un piano industriale concreto, investimenti strutturali, innovazione e piena sostenibilità ambientale”.
L’ipotesi, avanzata dal ministro Urso, di una possibile chiusura del sito da parte del Tribunale di Milano in assenza dell’accordo di programma entro luglio, rappresenta per Fim, Fiom e Uilm un segnale gravissimo che impone risposte immediate.
I NODI IRRISOLTI
Le organizzazioni sindacali denunciano da tempo le condizioni critiche degli impianti, la mancata attuazione dell’AIA e l’assenza di una governance stabile. Il piano industriale presentato dal Ministero del Lavoro appare debole e vago: la ripartenza dell’altoforno Afo2 è prevista solo a dicembre, mentre il futuro di Afo1 – sotto sequestro – resta un’incognita. Una pianificazione giudicata del tutto insufficiente.
“Non è più pensabile una gestione basata esclusivamente sulla cassa integrazione”, ha sottolineato Guglielmo Gambardella (Uilm). “Serve una gestione pubblica diretta e trasparente, che garantisca la continuità produttiva e l’immediato avvio dei lavori per la transizione ai forni elettrici”.
IL PARADOSSO
Nel corso dell’incontro convocato dalla Presidenza della Regione Puglia, i segretari Gianni Ricci (Uil Puglia) e Davide Sperti (Uilm Taranto) hanno puntato il dito contro l’approccio confuso e contraddittorio del Governo. “È surreale che l’accordo di programma venga oggi presentato come unica strada possibile dopo anni di immobilismo, quando prima dell’incendio del 7 maggio nessuno ne parlava più, se non per giustificare in passato l’erogazione di fondi alla gestione privata senza contropartite”.
La Uilm evidenzia come ci sia stato un tentativo prima di scaricare la responsabilità sul mercato – accelerando la privatizzazione nel 2024 – poi sulla Procura, infine sugli enti locali. “Ma è solo lo Stato che può garantire davvero la continuità industriale e la riconversione ambientale dello stabilimento. Se si continua a evitare un confronto di merito, il sospetto è che si stia cercando un pretesto per abbandonare definitivamente il sito di Taranto”, denuncia Sperti.
UN PIANO SOCIALE
Oltre al rilancio industriale, la Uilm insiste su un altro punto fondamentale: l’introduzione di un piano sociale per i lavoratori. “Abbiamo chiesto da mesi – ricordano Ricci e Sperti – alla Regione Puglia di avviare screening sanitari per i lavoratori esposti a sostanze pericolose, in particolare amianto, e di istituire un tavolo interistituzionale per il ripristino della legge sui prepensionamenti per esposizione all’amianto”.
A ciò si aggiunge la necessità di riconoscere il lavoro all’interno dell’unico sito siderurgico a ciclo integrale rimasto in Italia come lavoro usurante, con incentivi all’esodo e misure di tutela concrete. “Occorre una legge speciale, perché è il momento di dare risposte vere a chi ha pagato, in termini di salute e dignità, il prezzo più alto di questa lunga e drammatica vicenda”.
SCELTA POLITICA
Fim, Fiom e Uilm hanno chiesto la riattivazione urgente del tavolo a Palazzo Chigi e hanno formalizzato la richiesta di incontro alla Presidenza del Consiglio e al Sottosegretario Alfredo Mantovano. La posta in gioco è altissima: lavoro, salute, ambiente, futuro industriale del Mezzogiorno.
“Non si può più giocare sulla pelle di lavoratori e comunità intere”, dichiarano in una nota congiunta i segretari generali Ferdinando Uliano, Michele De Palma e Rocco Palombella. “Serve una vera assunzione di responsabilità da parte della politica. Noi siamo pronti a fare la nostra parte. Ora tocca al Governo. Le scorciatoie, i rinvii e gli alibi sono finiti”.
