Fim, Fiom e Uilm hanno ricevuto da Federmeccanica e Assistal la convocazione per la ripresa del confronto sul rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici. L’incontro è fissato per il 15 luglio alle ore 11 presso la sede di Confindustria a Roma. Una svolta attesa, resa possibile grazie alla mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori e alle 40 ore di sciopero messe in campo nelle scorse settimane. “Il rinnovo del CCNL – dichiarano congiuntamente i tre Segretari generali di Fim, Fiom e Uilm – è necessario per dare stabilità al principale settore industriale del nostro Paese e per rispondere alle richieste contrattuali avanzate nella piattaforma dalle metalmeccaniche e dai metalmeccanici”.
L’INCONTRO AL MINISTERO
Dopo lo sciopero unitario del 20 giugno scorso, per sbloccare la trattativa sul rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici, era arrivata tra l’altro la convocazione da parte del Ministro del Lavoro, Marina Calderone. Un incontro che si è svolto sabato 21 giugno e che aveva visto al centro del confronto la necessità di riaprire il negoziato interrotto ormai da otto mesi e garantire una risposta concreta alle richieste delle lavoratrici e dei lavoratori del comparto industriale più rilevante del Paese.
POSIZIONE FERMA
“Apprezziamo l’impegno diretto della Ministra Calderone nel voler agevolare la ripresa della trattativa”, ha dichiarato il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, al termine dell’incontro. In quella occasione Federmeccanica e Assistal si erano però dimostrate ancora arroccate nella posizione di partenza. “Noi siamo pronti a confrontarci senza pregiudiziali – ha aggiunto Palombella – ma non possiamo accettare l’idea di rinnovare un contratto senza discutere della cifra degli aumenti salariali”.
A quanto pare, però, la controparte è poi immediatamente tornata sui suoi passi comunicando la volontà di riprendere il negoziato. La recente convocazione ne è la prova concreta.

IL NODO DEL SALARIO
Al centro dello scontro c’è la richiesta sindacale di un aumento retributivo pari a 280 euro nel triennio 2024-2027, di cui una parte legata all’inflazione programmata e un’altra agganciata a elementi di innovazione contrattuale, come la riforma dell’inquadramento professionale, tuttora incompiuta. Secondo Palombella, l’elemento che ha scatenato il blocco del negoziato è stato l’aumento salariale di 312 euro riconosciuto nel precedente contratto: “Ma quei numeri – ha chiarito – sono stati solo il risultato di eventi straordinari, con l’inflazione schizzata alle stelle e il potere d’acquisto dei lavoratori drasticamente ridotto”.
PROPOSTA CONCRETA
Per sbloccare lo stallo, la Uilm al tavolo ministeriale ha proposto una soluzione concreta: la detassazione degli aumenti salariali. “Sarebbe uno strumento utile, già applicato in altri contesti, che potrebbe dare un impulso alla ripresa della trattativa. Abbiamo colto con favore l’impegno del Ministro Calderone a valutare questa possibilità nella prossima legge di bilancio, sia per la contrattazione nazionale che aziendale. Noi vigileremo affinché queste promesse trovino un riscontro concreto”.
L’incontro tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria del 26 giugno ha aperto nuovi margini di dialogo e contribuire a un riavvicinamento delle posizioni. Tuttavia, per il sindacato metalmeccanico resta imprescindibile un’assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori coinvolti.
VOGLIAMO IL CONTRATTO
“CiIl 15 luglio ci aspettiamo – ha concluso Palombella – un ritorno a un atteggiamento costruttivo da parte di Federmeccanica e Assistal. Il nostro obiettivo è chiaro: rinnovare un contratto votato dai lavoratori, valorizzare quanto di buono costruito negli anni e dare risposte concrete, dignitose e tempestive a chi ogni giorno tiene in piedi la manifattura italiana. Ora tocca alla politica e alle imprese fare la loro parte”.
