La crescita della Difesa europea e dell’industria manufatturiera del settore

di Bruno Cantonetti e Guglielmo Gambardella

Quello della Difesa e Sicurezza dell’Unione europea è un tema molto delicato da affrontare per un’organizzazione sindacale, ma siamo chiamati a farlo per la responsabilità che dobbiamo assumerci per la difesa dei diritti e le tutele delle lavoratrici e dei lavoratori italiani impegnati nell’industria di riferimento.
Siamo però confortati dal pensiero, che non possiamo non condividere, del Presidente della Repubblica che lo scorso 21 maggio a Bruxelles ha dichiarato: ”Figuriamoci se con la mia formazione posso essere contento se si spendono più soldi in armi, ma ormai la questione del riarmo è diventata fondamentale per la sicurezza e la stabilità dell’Europa e del mondo intero”. E’ con questo spirito che la Uilm ha affrontato la discussione nel meeting organizzato da IndustriAll Europe sulla Difesa lo scorso 15 maggio.

PROSPETTIVE 
Un incontro a cui hanno partecipato oltre settanta rappresentanti sindacali europei per discutere delle prospettive dell’industria della Difesa e Sicurezza a seguito della pubblicazione, lo scorso 19 marzo, del Libro Bianco della Difesa europea Readness 2030. Ormai il concetto di Difesa “tradizionale” è stato superato dalla necessità di dover intenderlo come un pensiero piu ampio che si traduce in sicurezza cibernetica, energetica, alimentare e delle infrastrutture critiche.
Il documento presentato dalla Commissione Europea, che dovrebbe ricevere la sua approvazione nel prossimo Consiglio europeo nel mese di giugno, si basa su tre pilastri: normative, finanziamenti e comunicazione.
La finalità di questa iniziativa della Commissione europea è quella di raggiungere entro il 2030 una piena prontezza operativa e una capacità autonoma di deterrenza strategica, attraverso investimenti integrati e una cooperazione intensificata tra gli Stati membri, in sintonia con la NATO.

PRIORITA’
Le priorità per raggiungere gli obiettivi prevederanno l’aumento della spesa in Difesa ed il rafforzamento della base industriale del settore. L’industria della Difesa europea genera un volume d’affari che ha superato nel 2023 i 150 miliardi di dollari e 580 mila addetti.
L’Europa, per la sua sicurezza, continua a dipendere molto dalle importazioni: sia per l’approvvigionamento di componenti che di sistemi d’arma l’import è arrivato a superare il 70% delle spese complessive.
La frammentazione dell’industria europea continua ad essere il grande limite nonostante la presenza di grandi gruppi industriali a partire da Leonardo e Fincantieri ma anche di quelli francesi come Airbus e Thales e la tedesca Rheinmetall, solo per citarne alcuni; frammentazione che comporta anche problemi legati alla mancanza di standardizzazione e all’interoperabilità ed alla limitata capacità di effettuare investimenti in ricerca e sviluppo: solo per fare un confronto, gli USA hanno stanziato 130 miliardi di euro nel 2023 rispetto ai 10,7 miliardi di finanziamento totale in Europa.

GLI ALTRI PAESI 
Restiamo in attesa di verificare se dopo Germania (pronta ad aumentare la spesa fino a 500 miliardi) ed altri 15 paesi europei, altre nazioni come Italia, Francia e Spagna richiederanno di poter aumentare la spesa per la Difesa in deroga al Patto di stabilità sfruttando lo spazio fiscale deciso dalla Commissione fino ad un massimo di 650 miliardi di euro in quattro anni, e l’utilizzo dei prestiti dell’UE attraverso il fondo SAFE fino a 150 miliardi di euro.
Occorrerà attendere anche quali decisioni verranno assunte dal vertice NATO del prossimo 24 e 25 giugno.
Sulla base degli sviluppi del confronto fra i governi europei nei previsti appuntamenti, i sindacati europei, invece, faranno le opportune valutazioni nel prossimo meeting che si terrà a Torino nei giorni 21 e 22 ottobre prossimo.
Per quanto riguarda la Uilm, abbiamo già espresso a IndustriAll, nel corso della riunione dei sindacati europei, la nostra contrarietà al piano Readiness 2030 se questo comporterà tagli alle spese per l’istruzione, sanità o ad altro capitolo di spesa sociale; abbiamo espresso, inoltre, la nostra perplessità sulla possibilità di poter realmente raggiungere, con il Piano, una maggiore cooperazione ed integrazione a livello europeo ed un utilizzo risorse che invece, in mancanza di giusti criteri di assegnazione o di equilibrati meccanismi, potrebbero favorire solo alcuni paesi e la crescita di una sola parte industrie continentali.
L’iniziativa sindacale della Uilm, in futuro, continuerà ad essere in attacco nelle discussioni ma in difesa dei diritti lavoratori.

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