Si è svolto il 27 febbraio al Mimit l’ultimo incontro del negoziato su Beko al Ministero delle Imprese e del Made in Italy in cui ci si è concentrati sugli esuberi degli enti di staff e di ricerca che sono stati ridotti da 678 a 600, ma si resta evidentemente a un livello assai elevato. Fim Fiom Uilm hanno quindi chiesto di rivedere le stime alla luce anche di alcune decine di assunzioni che la multinazionale ha programmato nella divisione R&S del lavaggio in Turchia. I punti da superare per poter cercare di arrivare a una intesa quadro sono numerosi e difficili da risolvere.
NEL DETTAGLIO
Per quanto riguarda il sito di Cassinetta, la Direzione aziendale ha quantificato in 350 gli esuberi nella fabbrica di frigoriferi, specificando però che a parità di professionalità le varie fabbriche possono essere considerate come vasi comunicanti; tutte le linee di montaggio resteranno in loco, ma si prevede il passaggio dai turni avvicendati a un turno unico così detto a giornata. Gli investimenti previsti sono quantificati in 31,5 milioni di euro nella fabbrica di frigoriferi, 75 milioni di euro nella fabbrica di forni, 21 milioni di euro nella fabbrica di microonde, 8,5 milioni di euro per l’istallazione di pannelli solari.
Per quanto concerne Melano, la Direzione di Beko ribadisce i 68 esuberi; sarebbero confermate tutte le attuali gamme di prodotto ed è in studio la possibilità di aggiungere un nuovo modello; gli investimenti complessivi ammontano a 62 milioni di euro. A Carinaro si conferma la missione di centro europeo di parti di ricambio; sono previsti 5 milioni di euro di investimenti anche per ospitare i nuovi pezzi di ricambio in arrivo dalla Turchia; gli esuberi restano quantificati in 40.
Per Comunanza, la Direzione di Beko ha disegnato uno scenario di continuità produttiva, ma con la presenza di 80/100 esuberi su un totale di 320 occupati; verrebbero dismesse le lavatrici slim, nonché le lavasciuga e le lavatrici di bassa gamma; la concentrazione sulla alta gamma porterebbe la produzione da 630 mila a 430 mila pezzi annui; sono previsti 15 milioni di euro di investimenti. Per Siena resta ferma purtroppo la decisione aziendale di cessare la produzione a fine anno; le disponibilità espresse da Beko sono relative alla ricerca di un soggetto terzo investitore e alla richiesta di ammortizzatori sociali fino alla fine del 2027; inoltre il governo si è impegnato per aiutarci a risolvere la questione inerente l’acquisizione del sito da parte di un soggetto pubblico, al fine di fornire una base concreta alla ricerca di una ipotesi di reindustrializzazione.
IL NEGOZIATO PROSEGUE
Fim Fiom Uilm hanno giudicato “i cambiamenti al piano industriale e le posizioni di Beko ancora insufficienti, poiché non trovano una soluzione per tutte le fabbriche e le divisioni impiegatizie, non garantiscono investimenti idonei a rilanciare le produzioni italiane e valorizzare al meglio gli enti di ricerca e sviluppo prodotto, qualità, prevedono soluzioni organizzative non condivise e implicano un numero molto alto di esuberi”.
Con l’obiettivo di scongiurare chiusure e licenziamenti il negoziato proseguirà presso Ministero delle Imprese e del Made in Italy i giorni 14 e 18 marzo.
