“L’incontro di oggi presso Palazzo Chigi doveva rappresentare la conclusione positiva di un percorso a ostacoli. Invece, purtroppo, siamo di fronte a una situazione sempre più complicata. L’unica novità è che c’è stato il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, con centinaia di prescrizioni, che ha evitato la fermata irreversibile dell’Ilva, e 200 milioni dal nuovo decreto sufficienti solo per poco tempo. Ora, però, bisogna cambiare passo e mettere tutte le parti di fronte alle proprie responsabilità, discutendo di proposte concrete e fattibili, sotto ogni punto di vista. Vogliamo conoscere nel dettaglio i livelli occupazionali previsti nelle varie opzioni per esprimere un nostro giudizio e mettere in campo le necessarie azioni. Non si può pensare di occuparsi degli aspetti sociali esclusivamente promettendo non meglio precisate tutele quando si ragiona di fare anche meno impianti. Non basta un ordine del giorno in Parlamento per tutelare il futuro di migliaia di famiglie e intere comunità. È il momento della chiarezza, non possiamo accettare giochi sulla pelle dei lavoratori”. Così Rocco Palombella, Segretario generale Uilm.
“Oggi ci aspettavamo di avere un programma concreto di piena decarbonizzaizone con l’indicazione precisa di tempi e risorse disponibili – sottolinea il leader Uilm – invece siamo di fronte alla riapertura di una gara che rappresenta un altro gesto disperato: un ulteriore tentativo di vendita dell’Ilva che si aggiunge a tutti quelli già effettuati e che non hanno prodotto nessun risultato. Cosa stiamo vendendo sul mercato?”.
“Dobbiamo essere chiari – aggiunge – tra Governo, Istituzioni ed Enti locali non c’è alcun accordo neanche sulla produzione di acciaio con i forni elettrici. Il paradosso è che si annuncia di costruirne tre a Taranto e uno a Genova, senza però decidere dove e come si produrranno la materia prima e il gas indispensabili per farli funzionare. Come può un privato comprare una scatola vuota rischiando ingenti risorse finanziarie senza le garanzie minime e nessuna certezza?”
“Senza la presenza dello Stato – esorta Palombella – che faccia da garante sulla realizzazione degli investimenti per l’acciaio green e sulla salvaguardia dei livelli occupazionali la fine sarà vicina e inevitabile. Rischiamo di trovarci con gli altoforni chiusi perché a fine vita e senza aver costruito i forni elettrici”.
“Non vogliamo essere testimoni di una strage ambientale e sociale senza precedenti e per questo reagiremo insieme agli oltre 15mila lavoratori e le relative famiglie per rivendicare un diritto universale alla salute e al lavoro. I lavoratori devono avere chiarezza e il massimo rispetto dalle istituzioni locali e nazionali. Con Fim e Fiom chiederemo nelle prossime ore un incontro prima che la situazione diventi irreversibile” conclude.
Ufficio Stampa UILM
