Congresso Uilm Alta Lombardia: Fabio Dell’Angelo confermato Segretario generale. Industria forte ma segnata da transizioni

 

Varese, 4 marzo 2026 – Si è svolto oggi il Congresso della Uilm Alta Lombardia in un territorio che resta uno dei cuori produttivi del Paese. Il settore metalmeccanico provinciale genera 7,3 miliardi di euro di valore aggiunto industriale, pari al 2% del totale nazionale, con 114 mila occupati nell’industria in senso stretto.

Il metalmeccanico rappresenta il 56% dell’export provinciale. Nei primi nove mesi del 2025 l’export complessivo è cresciuto del +17,6%, raggiungendo i 10 miliardi di euro, con una spinta significativa dai mercati extra UE, in particolare dagli Stati Uniti. Numeri che confermano la competitività e l’inserimento stabile nelle filiere internazionali.

Accanto ai dati positivi, emergono però criticità rilevanti. La vertenza Beko a Cassinetta rappresenta il punto più delicato: l’Accordo Quadro del 14 aprile 2025 ha certificato 461 esuberi, oltre a 18 dirigenti, su un totale di 2.012 lavoratori. È attiva una CIGS in deroga fino al 31 dicembre 2027, con possibilità di riduzione dell’orario fino al 90%. Il nodo centrale resta la saturazione produttiva e la tenuta dei volumi nel medio periodo.

In una fase più delicata si colloca anche MV Agusta, marchio storico del territorio, chiamato a consolidare stabilità industriale e governance in un mercato internazionale complesso. Di segno diverso la situazione di Leonardo, pilastro strategico del distretto aerospaziale varesino, che garantisce occupazione qualificata, alta tecnologia e una filiera diffusa di PMI.

Il Congresso ha confermato Fabio Dell’Angelo alla guida della Uilm Varese/Alta Lombardia, rinnovando la fiducia a una struttura chiamata a governare una fase di trasformazione profonda, tra competitività globale e riorganizzazioni industriali.

In chiusura dei lavori è intervenuto il Segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, che ha sottolineato: “Varese dimostra che l’industria italiana sa competere nel mondo, ma le trasformazioni non possono tradursi solo in riduzione occupazionale. La transizione deve diventare consolidamento produttivo e difesa delle competenze. Servono politiche industriali chiare, interventi strutturali e responsabilità delle imprese per garantire futuro al lavoro e ai territori”.

 

Ufficio Stampa UILM